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Design in pratica.

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Dossier

Pratiche di Automisurazione oggettiva VS Pratiche di liberazione consapevole.
Puoi davvero conoscere te stesso attraverso i numeri?

 

 

Il movimento Quantified Self individua nei dispositivi digitali lo strumento per quantificare se stessi da cui consegue l’idea di self tracking come soluzione per una conoscenza oggettiva del sè. Il termine è stato coniato nel 2007 da Gary Wolf e Kevin Kelly della rivista Wired. Il motto: “self knowledge through numbers”. Gary Wolf e Kevin Kelly al Quantified Self 2011. Questo fenomeno ha cambiato non solo la percezione del corpo, ma anche il suo modellamento. La fede nella misurabilità e quantificabilità della vita domina l’epoca digitale nel suo complesso. Il corpo viene dotato di sensori digitali che ne rivelano tutti i dati ed è trasformato in uno schermo di sorveglianza e controllo. I dati raccolti vengono messi in rete e scambiati.

 

 

Al balconeAl balconeWasted Anna Zett, Text-To-Speech, 2015. © Sander van Wettum.Gary Wolf e Kevin Kelly al Quantified Self 2011. © Marc Smith.
Wasted Gary Wolf e Kevin Kelly al Quantified Self 2011. © Marc Smith.
Dalla smart wearable ai microchip incorporati, il dataismo dissolve il corpo in dati e lo rende conforme ai dati. Importante in questo senso la riflessione dei due artisti olandesi Elmgreen & Dragset che nella mostra in corso in Fondazione Prada rappresentano con le loro sculture inanimate la percezione di un corpo che ormai “detiene uno status di prodotto i cui dati vengono raccolti e venduti dalle Big Tech. In un’epoca in cui la mercificazione dei dati personali da parte delle aziende tecnologiche è di dominio pubblico- seppur inutilmente- e influenza di queste organizzazioni su ogni aspetto della nostra vita è sempre più dilagante, ci fa un po’ paura pensare al ruolo futuro dei nostri corpi”,dichiarano i due artisti.

 

Nel 2015 il TENT di Rotterdam ospitava "Spending quality time with my quantified self”, una mostra che affronta la doppia natura dell’apporto tecnologico ai nostri corpi sempre più connessi: “se da un lato le possibilità di quantificare e migliorare la nostra performance di essere umani si sono moltiplicate, dall’altro l’accelerazione tecnico-individualista si porta dietro un bagaglio di stress e alienazione da non sottovalutare.” Anna Zett, Text-To-Speech, 2015 →. Per l’antropologia digitale i dati sono strumenti a favore di una tecnica culturale di costruzione dell'identità, dentro e fuori il web, in cui la condivisione di dati crea comunità, sottoculture digitali, e attira pubblici diversi con la promessa di un miglioramento, di raggiungere un obiettivo o di risolvere un problema.

 

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Anna Zett, Text-To-Speech, 2015. © Sander van Wettum.
Se da un lato è innegabile che la propensione al monitoraggio delle attività quotidiane e la spinta costante al miglioramento sia molto utile in casi specifici come lo sport e la salute, dall’altro c’è da chiedersi se questo processo possa confondere chi non ha ben chiaro il perché abbia deciso di misurare una specifica attività. Riconoscere i dati del self tracking come una risorsa sufficiente per arrivare a conoscere se stessi, potrebbe definire le nostre personalità entro dei limiti scanditi dall’obiettivo che il device che usiamo ci invita a raggiungere. Ma il percorso per il miglioramento e la liberazione non passa esclusivamente dai dati e dalle statistiche. Il nostro corpo, come la mente è invece in uno stato di continuo cambiamento e abbiamo bisogno di rimodellare costantemente i confini che ci definiscono per conoscerci. Abbandonare i nostri schemi mentali predefiniti è necessario per lasciare la presa e, attraverso l’approfondimento della consapevolezza, per raggiungere una visione complessiva incondizionata ed obiettiva. Questo vuol dire che le pratiche di automisurazione che ci definiscono in maniera oggettiva devono lasciare spazio alla parte irrazionale, non quantificabile, relativa alle sensazioni estetiche, che appartiene ad ognuno di noi. La consapevolezza del nostro corpo non prescinde quella della nostra mente. “Lasciare la presa per praticare una corretta consapevolezza è la nostra guarigione, è libertà, apertura, unione.”_ dalla settima pratica del nobile sentiero del design virtuoso _Design in Pratica.
JVLT.
25 Maggio 2022.
Approfondimenti
Questo dossier fa riferimento ai temi trattati nella settima pratica di design virtuoso"Visione estesa" con una corretta consapevolezza.
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