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Design in pratica.

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Dossier

Metodi di illuminazione alternativi.
840 milioni di persone in tutto il mondo ancora oggi non hanno accesso all’elettricità, o ne hanno un accesso limitato da fattori ambientali e sociali.

 

 

Nel settembre 2012, l’azienda giapponese Green House lancia nel mercato la prima fonte luminosa alimentata ad acqua salata, GH-LED10WBW. Successivamente seguono, nel 2015, l’uscita di SALt Lamp ideata da Aisa e Raphael Mijeno e nell’aprile 2016 Waterlight, prodotta dalla start-up E-Dina. Questi tre prodotti si accomunano per il tipo di fonte energetica utilizzata, l'acqua salata, ma sono composti tutti da elementi differenti. Queste lampade non usano elettricità, batterie o energia solare.

 

La prima è una lampada di emergenza composta da una barretta di magnesio, una di carbone e dieci LED. Sfrutta il flusso elettrico che si genera grazie all’elemento dell’acqua salata, che viene sostituita ogni otto ore, tempo che corrisponde alla durata dell'illuminazione. Green House, GH-LED10WBW, 2012.

 

 

Al balconeAl balconeWasted Aisa Mijeno, SALt Lamp, 2015. © Unknown.Aisa Mijeno, SALt Lamp, 2015. © Unknown.
Wasted E-Dina, Waterlight, 2016. © Waterlight.
La seconda nasce dopo l’esperienza dell’ingegnere Mijeno con la tribù Butbut nelle Filippine. L’obiettivo è quello di creare un metodo per generare luce che sia alternativo alle lampade a cherosene, e che sia quindi più sostenibile e sicuro e adatto alle esigenze delle zone rurali Filippine. Oggi è riconosciuto come metodo di illuminazione alternativo per tutte le comunità che vivono in situazioni di carenze energetiche.

 

Utilizza la metal-air technology che sfruttando l’aria dell’ambiente, un anodo metallico e una soluzione salina crea una reazione chimica che permette di accendere i LED e ricaricare i device elettronici. Aisa Mijeno, SALt Lamp, 2015.↓ La terza si ispira alle pratiche indigene ai confini del Venezuela e della Colombia. Si tratta di un cilindro di legno e di una piastra di magnesio che sfruttano il principio di ionizzazione per generare luce ed energia elettrica, prodotta quando gli elettroliti dell’acqua salata reagiscono con il magnesio.

 

Wasted Wasted
E-Dina, Waterlight, 2016. © Waterlight.

 

La lampada può essere ricaricata direttamente dal mare, è in grado di assicurare 45 giorni di luce con mezzo litro d’acqua salata, ha una vita media di circa 5.600 ore, da due a tre anni, in base all’uso. In situazioni di emergenza, il dispositivo può anche essere alimentato dall’urina. E-Dina, Waterlight, 2016.↓

 

Queste lampade rappresentano un modello progettuale sostenibile nel contesto in cui sono inserite: costituiscono un’importante risorsa per i paesi in via di sviluppo e per le popolazioni indigene che non hanno accesso all’energia elettrica. L’utente diventa parte attiva del processo di illuminazione necessario a soddisfare bisogni quotidiani, interagendo con una risorsa naturale: l’acqua.
JVLT.
28 Marzo 2022.
Approfondimenti
Questo Dossier fa rimento all’ottava pratica di design virtuoso “Energia dinamica con una corretta concentrazione” e vuole riflettere sul lasciare al fruitore l’onere e l’onore di proseguire nella progettazione. Design dinamico e circolare non significa soltanto utilizzare materie prime riciclate, ma trattare ogni progetto come singola entità in modo da conferirgli una sua dignità.
Articoli che trattano lo stesso tema:
‣ Zeuss Project
Separatore ‣ WaterLight is a portable lantern that can be charged with salt water or urine
Separatore ‣ Sustainable Alternative Lighting (Philippines)
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