Design in pratica.

Il peso del consumismo, indossato dall’attivista Rob Greenfield
L’esperimento sociale-perfomativo dell’attivista statunitense come contestazione alla società dei consumi.

Quanti rifiuti produce una singola persona in Italia nel corso di un anno intero? 

In media 502 kg, che corrispondono ad una produzione nazionale complessiva di 29,6 milioni di tonnellate, secondo quando riportato dai dati ISPRA del 2021. 

L’abitudine a produrre una grande quantità di rifiuti quotidianamente, senza un’adeguata limitazione, ha subito nel corso degli ultimi decenni un processo di normalizzazione e affermazione sempre più evidente, tuttavia, in corrispondenza, non vi è stata una rispettiva attenzione a sviluppare modalità di smaltimento o rigenerazione di quello che viene considerato attualmente lo scarto. La naturalizzazione di questa abitudine, insieme ad altre modalità e pratiche poco oneste, come l’abbassamento generale della soglia di qualità e durevolezza dei prodotti immessi sul mercato, ha dato il via libera a progettazioni che sia in teoria che in pratica sono insostenibili, poco o per niente virtuose

Rob Greenfield →, attivista ambientale statunitense, ha deciso di mettere in scena, attraverso un esperimento sociale performativo, una contestazione alla società dei consumi che ne rappresentasse, giorno dopo giorno, gli effetti. Vestendo per un mese intero un costume realizzato di sacchi dell’immondizia colmi di rifiuti da lui stesso prodotti, aveva come scopo quello di sensibilizzare quante più persone possibili incontrasse sul suo cammino, con l’intento di sentire e far percepire il peso del consumismo ad ogni passo. L’obiettivo del trash man era quello di incentivare pratiche di boicottaggio delle grandi corporazioni, facendosi promotore e portavoce di altri stili di vita associati ad modo diverso di stare al mondo, come l’autoproduzione dal basso oppure la produzione etica, riducendo al minimo i possedimenti materiali. 

L’attivista Rob Greenfield ©
Mountains of waste ©

Rob fa affidamento nella sua quotidianità allo schema della sostenibilità delle Sette erre (7R): Rethink, Refuse, Reduce, Repurpose, Reuse, Recycle, Rot che invita a fare proprio in diverse possibili applicazioni creative, scegliendo uno stile di vita semplice e coerente con i suoi valori. Attraverso il suo esempio desidera generare un cambiamento radicale della società, partendo dalla generazione di una maggiore consapevolezza riflessiva sulle proprie abitudini, considerando che un vero cambiamento richiede perseveranza. Queste scelte possono essere associate alla risignificazione creativa del rifiuto o dello scarto, insieme ad una riscoperta del senso della povertà come una forma di virtù in sé e per sé.

L’inventiva umana, se indirizzata verso dei giusti canali, può generare una trasformazione utile e positiva, un impatto non dannoso o pericoloso nei territori che va verso una direzione di vera sostenibilità nei fatti e nella pratica. Con l’auspicio di poter osservare, raccontare e prendere ispirazione da sempre più realtà esemplari di pratiche virtuose di design nel mondo.

Approfondimenti

Questo dossier fa riferimento ai temi trattati nella settima pratica di design virtuoso “Visione estesa con una corretta consapevolezza” e vuole portare ad osservare quello di cui si dispone oggi, attraverso una visione obiettiva e consapevole, per capire di cosa poter fare a meno domani.

Articoli che trattano lo stesso tema

‣ Rapporto Rifiuti Urbani – ISPRA, edizione 2022

‣ L’attivista che indossa i suoi rifiuti per mostrare quanta spazzatura produciamo in un mese – la Repubblica, 19 maggio 2022

JVLT

21 Settembre 2023

JVLT |

 21 Settembre 2023